COSA FARE A MONTESPERTOLI

UN TERRITORIO DA VIVERE
E SCOPRIRE A PASSO D'UOMO

La collina del Pino

L’itinerario

L’itinerario ha inizio dalla chiesa di San Michele a Polvereto documentata già in epoca medievale, che conserva dietro l’altare maggiore un dipinto attribuito a Rodolfo del Ghirlandaio, eseguito molto probabilmente su commissione della famiglia fiorentina Girolami o della Religione di Santo Stefano, entrambi presenti nei secoli XVI-XVII su queste colline. Sulla facciata della chiesa, sopra il portale di ingresso, è presente lo stemma della famiglia colligiana degli Usimbardi, di cui dirremo più avanti. Per la visita è necessario chiedere alla famiglia che abita nella canonica, a fianco della chiesa.
Lasciata la chiesa in direzione di Tavarnelle, si abbandona quasi subito l’asfalto per entrare nei campi di olivi nel punto in cui dalla comunale si stacca una via laterale senza sfondo. In breve tempo si arriva alla grande dimora rurale Paglieri (nei secoli passati Olmo) dove è consigliabile fermarsi qualche minuto ad osservare i suoi volumi e le sue rifiniture: si noti il bel corridoio lastricato a sassi preceduto da un grande arco, un tempo spazio lavorativo della famiglia colonica che vi dimorava, e le finestre impreziosite da rifiniture in pietra serena di chiara volontà ostentatoria, risalenti a quando la costruzione era adibita ad usi padronali. L’articolata composizione e la posizione ne fanno uno dei casi più apprezzabili di di-more coloniche presenti su queste colline. Si prosegue lungo la stradello di accesso per conquistare con una breve e dolce salita uno dei luoghi più panoramici dell’intero territorio di Montespertoli. La cima della collina dove si giunge è contraddistinta da un ciuffo di cipressi collocati a raggera che testimoniano come quello sia un luogo che nel passato doveva avere una connotazione particolare (area cimiteriale?) come sembrerebbero dimostrare alcuni dettagli quali un muretto a sassi di forma circolare che emerge appena dal terreno e lungo il quale sono disposti gli stessi cipressi. Oggi la suggestione è generata in buona parte dallo straordinario panorama che, nelle giornate limpide, si gode da questa collinetta alta appena 368 metri slm: verso Nord-Ovest si può vedere chiaramente l’intero profilo dell’Appennino pistoiese con, di fronte e più in basso, la lunga silhouette del Montalbano; a sinistra si vede il profilo seghettato delle Alpi Apuane seguito da quello rotondeggiante del monte Serra, riconoscibile dalla selva di antenne presenti sulla sommità. All’estrema sinistra di quest’ultimo rilievo, si riconosce il piccolo cucuzzolo della Verruca, che incombe su Pisa. A destra (cioè verso Est-Nord-Est) l’Appennino pistoiese trascolora in quello pratese e poi nella Calvana con l’incisone profonda della Valdibisenzio di cui si intravede l’inizio. Scorrendo con lo sguardo ancora verso Nord-Est e poi verso Est, si nota lontano la coppia monte Falterona-monte Falco e la lunga groppa del Pratomagno. Davanti a questo, più vicino a noi cioè, il crinale del Chianti fiorentino che si alza fino alla croce del monte San Michele. Verso Sud invece lo sguardo è bloccato dal suggestivo scor-cio del castello di Santa Maria Novella con le torri che spuntano dal bosco. Proseguiamo in direzione opposta a quella di provenienza lasciando la collinetta e proseguendo fra vigneti e oliveti; si sfiora una grande quercia per poi giungere alla strada comunale che seguiamo mentre si aggira la bella villa dei Canonici fino ad arrivare dalla parte opposta, dove si trova la facciata di questa costruzione signorile. Anche qui il luogo merita una sosta nonostante la recinzione ci tenga a debita distanza dall’immobile del quale però risalta la bellezza e l’eleganza date dalla mole complessiva articolata e ben proporzionata. La loggetta conferisce alla grande villa una ‘leggerezza’ deliziosa. La dimora ha antiche e nobili origini essendo stata adibita a residenza signorile già nel Quattrocento dalla ricca famiglia fiorentina dei Girolami che se queste colline (e su quella limitrofa di Lucardo) aveva ampi possedimenti organizzati a mezzadria. Passata di mano nel Cinquecento, il Prato (nome con il quale era allora conosciuta) fu acquistata ad inizio Seicento dagli Usimbardi, un’agiata famiglia di Colle Val d’Elsa, in quegli anni in piena ascesa sociale e politica.
Si continua lasciando l’asfalto e salendo la sommità della collina mediante una strada bianca. Anche qui è d’obbligo un’altra tappa voltandosi indietro per osservare il bel colpo d’occhio sul castello di Santa Maria Novella che sbuca dal boschetto che lo avvolge. La cappella a fianco della quale transitiamo – che dà il nome alla via (Sant’Antonio) contiene un dipinto della stessa scuola di quello presente nella chiesa di San Michele a Polvereto, probabilmente facente riferimento alla stessa committenza. Un breve tratto in discesa ci conduce al borgo rurale del Pino, con piazzetta antistante le costruzioni. Queste non attirano l’attenzione a patto di non sapere che ci troviamo di fronte ad un gioiello storico-architettonico, purtroppo pesantemente rovinato. Il complesso è abitato ed essendo costituito da un cortile interno la nostra visita ci porta quasi ad entrare in casa dei proprietari e questo deve obbligarci ad avere il massimo rispetto e la visita deve comunque svolgersi con una certa celerità e nel pieno rispetto di una buona educazione. Schiamazzi, urla e eccessiva curiosità sono da evitare. Dunque, di fronte a noi, nel lungo frontone murario parte intonacato e parte con pietre a faccia vista, si individuerà un piccolo sottopasso ad arco; si entri (chiedere sempre l’autorizzazione se vi sono persone affacciate alle finestre o di fronte al sottopasso) e mentre si percorre il breve e stretto corridoio, si noti affisso alla parete il cabrèo che rappresenta il Pino nel 1777, quando era una fattoria dei Cavalieri di Santo Stefano, ordine nobiliare cavalleresco creato da Cosimo I de’ Medici. Attraverso lo stretto sottopassaggio si accede al cortile con bel pozzo e ampio loggiato al primo piano in parte tamponato. Si esce dalla parte opposta per osservare la rampa lastricata a sassi anticamente dava accesso al borgo – e svoltare a destra compiendo il giro dell’immobile e tornando nella piazzetta. Terminata la visita si scende alla strada asfaltata sottostante percorrendola in direzione Sud e lasciandoci alle spalle la piccola comunità mentre il panorama si allarga alla nostra sinistra fino a spingersi al Pratomagno (sullo sfondo) e, più vicino a noi, la linea dei monti del Chianti. In breve si giunge al piccolo cimitero del Pino, posto sull’incrocio con la via comunale che conduce a Tavarnelle. Dal lato opposto della strada che si incrocia, alla base di un cartello stradale, si noti un vecchio cippo confinario in pietra, infisso nel terreno, che segna ancora oggi il confine comunale fra il territorio comunale di Montespertoli e Barberino-Tavarnelle. Siamo in un punto favorevole ad ampie vedute questa volta in direzione Sud-Ovest: in prima fila il piccolo crinale con i tre poggi di Marcialla (a sinistra), il castello di Santa Maria Novella (di fronte) e Lucardo (a destra); in secondo piano, formante l’orizzonte, il profilo del Poggio del Comune con appena sotto le torri di San Gimignano.
Si prosegue lungo la strada asfaltata in direzione della chiesa di San Michele, ripercorrendo un tratto già percorso all’andata con ottimo colpo d’occhio verso Nord che inquadra una vista tipica della Toscana centrale, ovvero quella dei mille crinali che si inseguono. In questo caso abbiamo vicini il podere Paglieri (a sinistra, in alto) ed il castello di Cellole dalla grossa e tozza mole, posto sul margine ripido della collina; sul crinale successivo si nota Santa Cristina in Salivolpe e, a sinistra, la villa-fattoria del Corno; sul crinale successivo, più lontano, San Casciano con l’edificio detto “Torre del Chianti” (ex-deposito dell’acqua) e a destra la villa Corsini, bianca e con le due tue torri gemelle; dietro ancora il monte Morello e a destra la fila di colline che separa la conca fiorentina dal Mugello e cui fa da sfondo il crinale appenninico.
Sempre seguendo la strada si oltrepassa la deviazione per il podere Paglieri cominciando a scendere con la vicina chiesa di San Michele a Polvereto bene in vista. Un nuovo, vasto panorama si apre davanti agli occhi, questa volta verso Ovest e Nord-Ovest: di fronte l’Appennino pistoiese con il complesso dell’Abetone e subito sotto a questo la lunga e alta collina boscosa del Montalbano, scorrendo a destra si vede il crinale dell’Acquerino pistoiese e poi pratese con la Calvana seminascosta ed il monte Morello.
Dietro l’edificio della chiesa si apre la parte finale della valle del torrente Virginio (che un’illusione ottica fa apparire sbarrata dal Montalbano) con il castello di Poppiano ed il campanile di Lucignano sul fianco destro. A sinistra, lontane, le Alpi Apuane con sotto, molto vicino, la collina di Monte e, a destra di questa, il ‘ciuffo’ del bosco di Montecastello; ancora più a sinistra infine il monte Serra. Poco dopo siamo al punto di partenza.

Il tondo di Cipressi di Polvereto

La presenza dei Cipressi in Toscana è diventato un segno caratteristico delle strade, dei confini di proprietà, dei poderi e delle colline, anche nel nostro territorio.
Qui incontriamo un suggestivo gruppo di Cipressi disposti in cerchio, visibile da lontano da diversi punti d’osservazione.
Fa parte della proprietà della famiglia Pellizzari da secoli e chi gestisce il Podere da una trentina d’anni ne parla come di un luogo pieno di magia. Dai racconti traspare l’amore con cui nel corso del tempo i Cipressi colpiti dai fulmini sono stati via via reintegrati. Si è perso il ricordo dell’origine, forse legata a funzioni proprie del mondo contadino, come il famoso cerchio di Cipressi di San Quirico d’Orcia, che pare fosse un “roccolo” di caccia (boschetto creato dai cacciatori per attirare gli uccelli).
I primi roccoli risalgono al Trecento e fino al 1968 venivano usati principalmente per la cattura degli uccelli con reti, pratica poi vietata con l’introduzione della legge 799/1967.
Ma cerchi di Cipressi si trovano anche intorno a cappelle, a tumuli o stele funerarie, a croci che designano luoghi sacri. Lungo la via Francigena, strada di pellegrinaggio, se ne incontrano diversi nei pressi di Staggia (Paronza, Lilliano). Sono rondò, cerchi di piante anche secolari. Tutti comunque invito alla sosta.
La natura accoglie in una sorta di “stanza senza pareti, ma con alberi”, protegge dal vento e dal sole, ristoro per i viandanti, ma anche riparo per i contadini del luogo. Anche questo piccolo rondò lungo l’anello di Polvereto, invita a fermarsi e a guardarsi intorno, in una vista che spazia a 360 gradi, e da cui si può scorgere un altro piccolo cerchio di Cipressi che si trova nel Parco di Villa il Corno a San Pancrazio.
Ora i Cipressi, alcuni molto giovani, sono 9, ma presumibilmente potevano essere 11 o 12.
Un esempio con 11 cipressi in cerchio si trova intorno ad un masso di granito nel Parco del Curone, in Lombardia. Un luogo di culto di origine preceltica su una collina artificiale con funzioni astronomiche. E chissà che anche questo cerchio non abbia avuto in passato questa funzione. Certo è che qui la visibilità del cielo è particolarmente favorevole e spesso gruppi di astrofili scelgono questo cerchio per le loro attività di osservazione.

Gallery

Informazioni

DOVE
zona SE del territorio comunale; presso la chiesa di San Michele a Polvereto ed il borgo rurale del Pino (9,5 km a SE di Montespertoli)
TEMPO DI PERCORRENZA
1h 35′
TEMPO DI PERCORRENZA CON LE SOSTE
1h 50′
LUNGHEZZA DEL PERCORSO
km 3,7
GRADO DI DIFFICOLTÀ
facile
TIPOLOGIA DELLA PASSEGGIATA
interesse storico-architettonico, artistico e paesaggistico
TIPOLOGIA DI PERCORSO
ad anello
RIFORNIMENTI DI ACQUA LUNGO IL PERCORSO
sì, presso alcune abitazioni che si incontrano
ALCUNI CONSIGLI PRATICI
si sconsiglia di percorrere questo itinerario nella parte centrale della giornata estiva perché è in buona parte esposto al sole. Più consigliabile o la mattina presto oppure anche il tardo pomeriggio. Per il periodo autunnale-invernale e primaverile va bene qualsiasi momento della giornata.

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