Niccolò Acciaioli
Un illustre montespertolese.
Nato il 12 settembre 1310 al Castello di Montegufoni, all’età di circa trent’anni decide di edificare la Certosa di Firenze concepita come un luogo di riposo e di ritiro, un monumento alla sua gloria.
Nel corso dei secoli si è abbattuta su di lui una vera e propria “damnatio memoriae”, personaggio che avrebbe meritato un ritratto a tutto tondo, mosso e colorito per la sua importanza: gran siniscalco del Regnum angioino di Napoli nel Trecento, ha avuto invece poca fortuna tra gli storici malgrado ci sia gran materiale documentale. Una grande personalità che è stata assoggettata ad alcuni stereotipi che non fanno giustizia della sua complessità umana, sociale e politica, emblematicamente riassunta nel suo smodato desiderio di trasferirsi dall’élite di provenienza, quella dei grandi banchieri fiorentini, all’élite della feudalità angioina del Regnum, divenendo, di fatto, tra ostilità ed invidie, l’artefice della politica napoletana tra il 1348 ed il 1365, anno della sua morte.
Di lui rimane il sogno di immortalità incarnato nel palagium della Certosa – la prima struttura che si incontra arrivando al complesso dalla strada – eretto da Jacopo Passavanti e Jacopo Talenti per i suoi soggiorni privati. Qui Niccolò avrebbe potuto ritirarsi nella tranquillità del monastero e accogliere fino a cinquanta giovani da avviare allo studio delle arti liberali (alla sua morte il palazzo era completato solo fino al primo piano e solo alla metà del Cinquecento venne terminato).
Turbinosi rapporti con Giovanni Boccaccio
Acciaioli considerava Boccaccio soltanto uno scrittore di secondo ordine, soprattutto un narratore di storielle salaci. Boccaccio andò, comunque, a raggiungere Niccolò, nel novembre del 1362, a Nocera, residenza preferita dell’Acciaiuoli, sognando “une petite maison simple mais confortable…la position sans faste, mais tranquille et bien établie d’un conseiller littéraire et philosophique du gran sénéchal et de la maison royale”.Trovò invece un’accoglienza ben diversa – un modesto giaciglio, una mensa tutt’altro che sontuosa, in mezzo a una folta compagnia, rumorosa e senza delicatezza, e se ne andò bruscamente, da “uomo di vetro”, come l’Acciaiuoli chiamava l’ospite troppo suscettibile, vendicandosi con la sua lettera al Nelli.
Il Boccaccio asseriva che era follia attendersi l’immortalità da costruzioni che cadono in rovina. aveva torto: la certosa del montespertolese Acciaioli testimonia tutt’oggi esattamente il contrario.
Testo di Giovanna M. Carli, ideatrice del docufilm “Un Luogo Infinito. La Certosa di Firenze” di Media Soluzioni SNC e Giovanna M. Carli, con la partecipazione di Antonio Natali, voce narrante Sandro Lombardi e musiche originali di Maria Socci.

Andrea Del Castagno (attr.)
Ritratto di Niccolò Acciaioli, affresco rimosso e trasferito su tela, 250×154 cm.
Ubicazione: Chiesa di San Pier Scheraggio, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Iscrizioni: in basso a pennello, in lettere capitali e in latino: MAGNUS THETRARCHA D’ACCIAROLIS NEAPOLITANI REGNI DISPENSATOR