COSA FARE A MONTESPERTOLI

UN TERRITORIO DA VIVERE
E SCOPRIRE A PASSO D'UOMO

La collina di Bottinaccio e Montecastello

L’itinerario

Il percorso inizia dal Santuario di Santa Maria della Pace a Bottinaccio, conosciuto come il Convento di Bottinaccio. Vi è la possibilità (su richiesta) di visitare il chiostro e la chiesa aperti nei giorni festivi per la celebrazione della Messa pomeridiana. La visita è consigliata giacché il luogo rappresenta uno dei luoghi identitari del popolo di Bottinaccio visto che il convento disponeva anche di un vivarium, cioè di un allevamento di pesci reso possibile, nonostante la tipica aridità delle colline toscane, da una copiosa presenza di acqua sulla collina su cui è adagiato il luogo santo. L’acqua infatti rappresenta la cifra identitaria di questo popolo che ha potuto usufruire nel corso dei secoli, e fin dal Medioevo, di questo prezioso e indispensabile alimento grazie alla litologia del suolo capace di immagazzinare le acque meteoriche e restituirle, filtrate e depurate, attraverso sorgenti e affioramenti diffusi sui fianchi della collina. Non è un caso infatti che i Frescobaldi, la potente famiglia agnatizia fiorentina che sembra abbia proprio qui i suoi natali, vi eressero fin dal XII secolo il loro castello, sulla sommità della collina, poi trasformato in villa-fattoria nel corso dell’Età Moderna. Oltre che ad erigere il loro castello, i Frescobaldi impressero il loro ‘marchio di fabbrica’ a questi luoghi radunandovi la popolazione intorno alla chiesa di Sant’Andrea, dotata proprio dalla ricca famiglia di una vera e propria perla artistica: la piccola tavola raffigurante La Madonna col Bambino, opera del celebre Filippo Lippi. Quindi l’acqua come elemento fondante di questo popolo che non a caso riporta nell’etimologia del suo nome (Bottinaccio) la presenza dell’acqua.
Ci si muove dal Convento imboccando l’ampia strada bianca contornata da due file di cipressi che punta in direzione della collina boscosa da cui emerge la torre medievale del castello Frescobaldi, inglobata nella villa seicentesca. Mentre del castello due-trecentesco sappiamo qualcosa grazie agli studi di alcuni storici medievisti fiorentini, della villa che prese il suo posto quando con la fine del Medioevo vennero meno le condizioni di esistenza di questi presidi militari, non sappiamo assolutamente niente in quanto la sua storia infatti è tutta da scrivere.
Il percorso prosegue sulla vecchia strada comunitativa del Lastrino che univa Montecastello a Santa Maria a Pulica, sull’altro versante della valle del Turbone verso il cui fondovalle si comincia a scendere con ampi panorami che si allargano in direzione di NE: in primo piano la valle del torrente Turbone e la collina di Poggio Pancoli con a sinistra il campanile di San Donato a Livizzano e il ciuffetto di cipressi dov’è ubicata la bella fattoria di Poggio Capponi. Dietro le successive quinte montane del Pratomagno, del monte Falterona e dell’Appennino si uniscono verso SE alla lunga groppa alto-collinare del Chianti fiorentino. Oltre a mutare il panorama cambia anche il suolo che calpestiamo e se poniamo gli occhi a terra è possibile notare come muta la litologia: i ciottoli biancastri e rotondeggianti, che a mo’ di ‘duro cappellaccio’ coprono la sommità pianeggiante della collina di Montecastello (e che hanno molto a che fare con il discorso sull’acqua accennato poco sopra), lasciano il posto alle sabbie e alle argille che possiamo chiaramente notare con il loro tipico colore ambrato e azzurrino. Siamo in località Pozzaccia, la stessa raffigurata in un quadro del 1660 che rappresenta una battuta di caccia in questi luoghi; nel dipinto, sul confine allora esistente fra i coltivi del podere Lastrino (posto poco più avanti) ed il bosco, è riportata una fornace da calce e da laterizio di proprietà della fattoria, demolita negli anni Settanta del Novecento per far posto alla vigna. La fornace era posta qui perché proprio nel pianoro dove sono situati i due edifici colonici c’è il contatto fra il Conglomerato (i ciottoli rotondeggianti) e le argille e sabbie, cioè i materiali da cuocere (Alberese a Argilla) nella fornace.
Si prosegue superando i due poderi Lastrino e Torricella della fattoria di Montecastello con un bel colpo d’occhio sulla collina alla nostra sinistra che ospita il borgo rurale di Quarantola che sappiamo già presente all’epoca del catasto fiorentino del 1427. Si giunge così al limitare del bosco e, senza indugi, ci si infila dentro usufruendo di una traccia che altro non è che la strada sette-ottocentesca che collegava Montecastello a Pulica. Di tale strada esiste una bella mappa nell’archivio storico di Montespertoli a dimostrazione inoppugnabile della sua antichità. Il bosco e la ripidità del versante l’ha preservata dalle lavorazioni agricole che dagli anni Settanta del secolo scorso hanno sconvolto queste colline per far posto ai grandi vigneti a rittochino che hanno banalizzato e impoverito il classico paesaggio mezzadrile toscano.
Si scende fino quasi a giungere nel piano del torrente Turbone per lasciare la vecchia strada ed infilarsi a sinistra nel bosco che avvolge l’alveo del rio di Bucignone che iniziamo a risalire nel folto della vegetazione. Dopo alcuni centinaia di metri di non facile percorrenza si esce dalla stretta vallecola sbucando nei campi superiori e raggiungendo, in cima alla salita, la strada bianca che serve Quarantola. Attraverso questa conquistiamo il crinale che separa la valle del Turbone dal piano di Sammontana. Sul crinale di fronte il brutto e anacronistico insediamento in ‘stile toscano’ sorto al posto dell’antica villa-fattoria di proprietà nell’Ottocento del senatore Leonetti di Prato; alla nostra sinistra invece la boscosa vallecola del rio Bucignone e in alto la villa con il bosco intorno. Si sfiora l’antico nucleo della Marta con bell’edificio colonico a pianta quadrangolare in primo piano, dall’aspetto massiccio ma ben proporzionato. Tenendo la sinistra al quadrivio si sfiora il podere Amore e si arriva subito alla strada asfaltata che attraversiamo infilandoci nel bosco mediante un’ampia carrareccia in piano che prima costeggia un campo aperto; alla fine di questo dobbiamo tenere la sinistra nel dedalo di stradelli che si diradano nella cipresseta. Superiamo il cimitero di Bottinaccio (alla nostra destra) e attraverso una strada campestre parallela alla comunale si giunge al villaggio di Bottinaccio che aggiriamo da Ovest dedicando la nostra attenzione agli antichi manufatti relativi all’acqua e ai suoi usi che fino all’arrivo dell’acquedotto (anni ’90 del secolo scorso) hanno rappresentato il mezzo di approvvigionamento utilizzato dalla piccola Comunità.
Infatti, sia il pozzo delle Rose, seminascosto dalla vegetazione e inserito nella cortina muraria superstite, che il “pillone del Palazzaccio”, costituito come gli altri pilloni di Bottinaccio da tre contenitori di acqua tra loro comunicanti, servivano sia per la popolazione che per il bestiame e per irrigare gli orti. Riallacciandosi a quanto scritto all’inizio, possiamo notare che tutto il borgo storico di Bottinaccio sorge su di un piccolo pianoro pianeggiante, a forma di mezzaluna, esteso per circa un ettaro e mezzo, con i bordi segnati da un netto salto di quota di qualche metro.
La litologia affiorante è il Conglomerato ma sotto di esso pare trovarsi una lente di argilla che dà ragione dell’acqua sorgiva che fuoriesce in più punti alla base di questo piccolo pianoro.
L’uomo, fin dai secoli passati, ha tenuto in altissima considerazione questa presenza, vitale nelle epoche storiche, anche in forme minimali, e questo spiega la presenza non solo dell’etimologia del microtoponimo Bottinaccio, ma anche la presenza tutto intorno al borgo storico di pozzi, pilloni, lavatoi, cisterne di accumulo per il preziosissimo liquido.
Transitati tra le case si sfiora prima il Palazzaccio (alla nostra sinistra), edificio storico dei Frescobaldi con evidenti stratificazioni storiche e la chiesa di Sant’Andrea (a destra) e si prosegue per attraversare la strada asfaltata e usufruire dei campi soprastanti per muovere in direzione del Convento non prima però di aver dedicato l’ultima sosta ad un manufatto ottocentesco del tutto sconosciuto ma ancora oggi di fondamentale importanza per la viabilità locale. A fianco della carreggiata si noterà un basso muretto a mattoni che costituisce la testa di un possente muraglione che permette alla strada di valicare un salto di quota notevole dove sono collocate le sorgenti del rio Tomba di Berto. Si torna dunque sul viale alberato percorso all’inizio per giungere nuovamente al Convento di Bottinaccio.

La Cipressa di Montecastello a Bottinaccio

“Salve! mi chiamano “La Cipressa” e sono molto vecchia. Nessuno è più in grado di ricordare quando sono stata piantata. Mi trovo al centro di un crocevia che porta a Montecastello, un tempo fattoria dei Frescobaldi, i vecchi proprietari del luogo.
Di fronte a me la vista del Convento di Santa Maria della Pace che i Frati Minori Francescani edificarono al posto di una cappella dedicata alla Madonna. Io ancora non c’ero, ma gli alberi nostri antenati hanno tramandato il ricordo di una pastorella che nel 1580 udì la voce della Madonna proprio in quella località allora chiamata Le Tre Vie. Da questa prospettiva sono stata testimone di molti eventi. Ricordo di un altro fatto miracoloso: il Cristo che si rigirò alla festa dei nudi, provate a chiedere in giro, all’ormai storico Bar di Silvano Cianti, se qualcuno ancora ne ha memoria!
E quanti cambiamenti! Quando ero giovane le campagne erano abitate ed il Convento aveva la sua comunità religiosa, tutto era in comunicazione e la strada sterrata favoriva gli scambi con la valle.
Quante persone ho visto passare, arrivare, ripartire!
Quante ruote di carro ho visto saltare e rotolare via! E quante persone a piedi con carichi sulle spalle! Molti sostavano sotto i miei rami per riposare, parlare ed anche per giocare. Ci si nascondeva bene dietro al mio tronco, e quanto stimolante poteva essere il fantasticare tra il gruppo dei miei fratelli Cipressi dai mille volti!
Con il tempo tutto è cambiato. Le macchine sempre più veloci passano senza fermarsi. Molti degli abitanti si sono trasferiti in città. Il Convento accende le sue luci pochi giorni la settimana.
Ma accanto a me una grande struttura di ristoro richiama le persone e rende questo luogo ancora un punto d’incontro.
Fermati dunque qualche minuto tu che passi da queste parti! Sosta sotto i miei rami e con la fantasia potrai immaginare la mia storia”

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Informazioni

DOVE
Parte NO del territorio comunale; Santuario di S. Maria della Pace, villa di Montecastello e borgo di Bottinaccio.
TEMPO DI PERCORRENZA
1h 40′
TEMPO DI PERCORRENZA
2h 15′
LUNGHEZZA DEL PERCORSO
km 5,5
DISLIVELLO TOTALE
m 330
GRADO DI DIFFICOLTÀ
facile
TIPOLOGIA DELLA PASSEGGIATA
Paesaggistica e storico-architettonica; percorso ad anello
RIFORNIMENTI DI ACQUA LUNGO IL PERCORSO
Si, presso alcune abitazioni che si incontrano
ALCUNI CONSIGLI PRATICI
Durante la stagione estiva si sconsiglia di percorrere questo itinerario nella parte centrale della giornata perché è in buona parte esposto al sole. Nel periodo autunno-invernale e primaverile va bene qualsiasi momento della giornata.

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